Chi lascia l'Italia pensa spesso per prima cosa all'exit tax. In Italia la paga chi esercita un'impresa commerciale e trasferisce all'estero la residenza fiscale: il trasferimento vale come realizzo, al valore normale, dei beni dell'azienda, anche se non hai venduto nulla. Come se pagassi un'imposta su un guadagno che non hai ancora incassato. Le partecipazioni che detieni da privato restano fuori da questa regola.
Per tutti il punto critico è un altro: la residenza fiscale non si sposta con il trasloco. Dal 2024 conta dove si svolgono principalmente le tue relazioni personali e familiari, e dove sei fisicamente presente per la maggior parte dell'anno. Chi si cancella dall'anagrafe per trasferirsi in un Paese a fiscalità privilegiata resta presunto residente in Italia, finché non dimostra il contrario. L'iscrizione all'AIRE, da sola, non basta.
L'armonizzazione europea peggiora le cose
La tassazione in uscita delle imprese è già legge in tutta l'UE: la direttiva antielusione ATAD l'ha imposta a ogni Stato membro, e l'Italia l'ha recepita nel 2018. Chi si trasferisce all'interno dell'UE non è al sicuro. Solo chi si trasferisce in un Paese fuori dall'UE può sottrarsi all'armonizzazione europea.
Come pianificare bene il trasferimento
La chiave è una pianificazione tempestiva. Chi pianifica il trasferimento con anni di anticipo può predisporre strutture che riducono o evitano legalmente l'imposizione in uscita. Può trattarsi del conferimento di quote in una holding, dello spostamento di patrimonio prima del trasferimento o della scelta del giusto Paese di destinazione.
Friedrich A. Hennegriff ha fatto lui stesso il passo di lasciare la Germania e conosce le insidie per esperienza diretta. Ti consiglia su come pianificare bene questo passo. La consulenza si svolge in inglese.
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