Ci sono due modi di pensare al patrimonio. Il primo si chiede: come lo proteggo dall'accesso dello Stato finché sono in vita? Il secondo si chiede: che cosa gli succede quando non ci sarò più? La maggior parte dei nostri clienti arriva da noi con la prima domanda e resta per la seconda. Perché la verità scomoda è questa: il passaggio generazionale fallisce raramente per il testamento. Fallisce quasi sempre perché il patrimonio deve essere venduto nel momento sbagliato, perché i coeredi non trovano un accordo, perché un'impresa, un immobile o una riserva di metallo non si lasciano dividere in parti giuste, o perché le imposte vanno pagate in denaro.
Questa pagina ti mostra dove stanno i veri punti di rottura del passaggio generazionale, perché in Italia la legittima pesa più di quanto la maggior parte delle persone pensi, e con quali strutture si possono ordinare entrambe le cose, senza che tu ceda il controllo dell'opera di una vita prima di volerlo.
Il percorso tipico quando nulla è preparato
Un caso come ne capitano ogni settimana da qualche parte in Italia. Un padre muore e lascia una palazzina del valore di due milioni di euro, più qualche risparmio. Eredi sono i due figli, in parti uguali, così dice il testamento, e sulla carta è tutto regolato.
Poi arriva la realtà. I due formano una comunione ereditaria: nessuno dei due può decidere da solo, e secondo l'art. 713 del codice civile i coeredi possono sempre domandare la divisione. L'imposta di successione qui non è nemmeno il problema principale: per coniuge e figli la franchigia è di 1 milione di euro per ciascun beneficiario, oltre si paga il 4 per cento. Ma basta un patrimonio più grande, o un erede che non sia coniuge o figlio, e l'imposta va pagata in denaro, da un'eredità fatta quasi interamente di un unico edificio indivisibile. Una rateizzazione aiuta solo in parte: almeno il 20 per cento va versato entro il termine di pagamento, il resto in rate trimestrali, con gli interessi.
La figlia vuole tenere, il figlio vuole liquidità. Se la palazzina non è comodamente divisibile e nessuno dei due se la fa attribuire per intero pagando l'altro, l'art. 720 del codice civile prevede la vendita all'incanto. Vendita all'incanto significa: vendita alla data fissata, non al prezzo migliore. L'opera di una generazione diventa un ricavato sotto il valore di mercato, diviso per due, al netto di imposte e spese di procedura. Nessuno qui ha commesso un errore. Semplicemente nessuno ha stabilito la sequenza finché era ancora possibile.
Perché le imposte non sono l'unico motivo
Non ti diciamo come saranno le imposte di successione tra dieci anni. Non lo sa nessuno, e chi lo afferma ti vende una previsione come se fosse un fatto. Il motivo per agire adesso sta nel diritto vigente, e basta e avanza. In Italia le aliquote vanno oggi dal 4 all'8 per cento, a seconda del grado di parentela: 4 per cento per coniuge e parenti in linea retta oltre 1 milione di euro ciascuno, 6 per cento per fratelli e sorelle oltre 100.000 euro, 6 per cento per gli altri parenti fino al quarto grado, 8 per cento per tutti gli altri. Le franchigie sono importi fissi nella legge, mentre il valore dei patrimoni, a cominciare dagli immobili, cambia nel tempo.
Il vincolo più forte, però, in Italia non è fiscale. È civilistico: la legittima. Ed è su questo che si gioca la maggior parte dei passaggi generazionali. Non serve fare previsioni per capire che le condizioni per un trasferimento ordinato non migliorano aspettando. Ciò che oggi si può organizzare, oggi si può organizzare.
Passaggio generazionale e protezione patrimoniale pongono la stessa domanda
A prima vista sono due temi: da una parte la difesa dall'accesso dello Stato, dall'altra il passaggio ordinato alla generazione successiva. In realtà pongono entrambi la stessa domanda: chi controlla il patrimonio, chi ne trae il beneficio, e si possono separare i due ruoli?
Finché controllo e beneficio stanno insieme in un'unica persona fisica, il patrimonio è vulnerabile al massimo grado: in vita per creditori e prelievi, alla morte per imposte, legittima e liti tra eredi. Ogni pianificazione seria lavora proprio su questa separazione. Per questo le strutture che proteggono il tuo patrimonio in vita sono le stesse che possono sostenere anche il tuo passaggio generazionale. Chi pianifica le due cose separatamente costruisce due volte e paga due volte.
La legittima: il limite che quasi ogni pianificazione sottovaluta
Nessun tema coinvolge emotivamente i clienti quanto questo. Il figlio con cui il rapporto si è interrotto. Il figlio di una relazione precedente. L'idea che qualcuno partecipi all'eredità, con cui in vita non si voleva più avere nulla a che fare.
Per questo prima il quadro, con onestà. In Italia la legge riserva a coniuge e figli una quota del patrimonio che il testamento non può toccare. Se lasci un solo figlio, a lui spetta la metà del patrimonio; se i figli sono più di uno, i due terzi, divisi in parti uguali (art. 537 c.c.). Con il coniuge e un solo figlio, un terzo ciascuno; con il coniuge e più figli, la metà ai figli e un quarto al coniuge (art. 542 c.c.).
La seconda parte del quadro è quella che la maggior parte delle persone non conosce: nemmeno donare aiuta. Per calcolare la quota disponibile, ai beni lasciati alla morte si riuniscono fittiziamente tutti i beni donati in vita (art. 556 c.c.). La norma non pone alcun limite di tempo: conta anche la donazione di trent'anni prima. E un trasferimento a una fondazione o a un trust è, giuridicamente, proprio questo: un atto di liberalità, soggetto alle stesse regole sulla riduzione delle donazioni (art. 809 c.c.).
Qualcosa è cambiato di recente, ma non a favore di chi vuole aggirare la legittima. Per le successioni aperte dal 18 dicembre 2025, con la legge 182/2025, la riduzione non pregiudica più i terzi a cui il donatario ha venduto l'immobile donato: a compensare in denaro i legittimari è il donatario stesso. Chi compra un immobile proveniente da donazione è più tranquillo. Il beneficiario della donazione no: la quota riservata va comunque integrata. Nemmeno le strutture estere cambiano molto: se la tua ultima residenza abituale è in Italia, alla tua successione si applica di regola la legge italiana, secondo il regolamento UE 650/2012.
La conseguenza è scomoda, e proprio per questo è la frase più importante di questa pagina: la legittima non si aggira con il tempo e non si aggira con l'estero. Si pianifica. Chi la ignora fino all'ultimo non lascia ai figli un patrimonio ordinato, lascia loro un'azione di riduzione. Chi la mette in conto fin dall'inizio può costruire una sequenza che regge.
Le soluzioni con fondazione: per la generazione successiva
Dove non si tratta più di un singolo immobile, ma di un patrimonio complessivo che deve restare unito per generazioni, la strada porta alla fondazione. Una fondazione non muore, non conosce comunioni ereditarie e distribuisce secondo le regole che hai stabilito tu, non secondo il caso della costellazione familiare. La domanda è soltanto quale fondazione, e la risposta dipende da un unico punto: il controllo.
La fondazione di famiglia del Liechtenstein è la soluzione per chi è davvero in grado di cedere il controllo. Unisce l'ordine della successione a un ordinamento giuridico proprio e stabile, fuori dall'UE. Come la tratta il fisco italiano per chi resta residente in Italia va esaminato nel singolo caso, e la legittima vale anche per lei. Perché tutto dipenda dalla rinuncia al controllo, che cosa significhi in pratica e dove stiano i suoi limiti lo abbiamo descritto in una pagina dedicata: protezione patrimoniale in Liechtenstein.
Due strumenti stanno di proposito ai margini di questo elenco: trust e Family Investment Company sono strutture per chi si trasferisce. Entrano in gioco solo quando un trasferimento all'estero dall'Italia è davvero in vista, e allora appartengono alla pianificazione del trasferimento, non al passaggio generazionale di chi resta. Per chi resta in Italia gli strumenti giusti sono la Limited con funzione di fondazione, le strutture del Wyoming e i conti fuori dall'UE.
I casi scomodi a cui nessuno vuole pensare
Un passaggio generazionale è finito solo quando regge anche le situazioni che si preferirebbe non immaginare.
- Più eredi, un patrimonio indivisibile. La comunione ereditaria è la forma peggiore in cui un patrimonio possa trovarsi: bloccata in caso di lite, e ogni coerede può chiedere la divisione, fino alla vendita all'incanto. Chi ha più di un erede ha bisogno di una regola che tenga unito il patrimonio e tratti comunque gli eredi in modo giusto. Una clausola standard nel testamento non basta.
- Un erede all'estero. Se uno dei tuoi figli vive negli Stati Uniti, in Svizzera o a Dubai, alla successione si incontrano due ordinamenti fiscali e giuridici. Quale dei due interviene, che cosa va dichiarato e dove alla fine si paga va chiarito prima, non dopo.
- Divorzio nella generazione successiva. Non lasci in eredità solo a tuo figlio, ma di fatto dentro la sua situazione di vita. Che cosa ne sarà della quota di tua figlia se il suo matrimonio fallisce dipende da come era strutturato il trasferimento, non da ciò che avresti voluto.
- Un patrimonio all'estero senza via d'accesso per chi resta. L'oro in un caveau a Zurigo, il conto a Singapore, la struttura a Panama: tutto impostato correttamente, ma chi ci arriva se domani non ci sei più? Gestori di caveau e banche consegnano i beni solo contro i documenti che il loro diritto richiede, e se nulla è preparato può volerci tempo. Che cosa serve in pratica agli eredi di un patrimonio estero lo abbiamo ricostruito con l'esempio dei metalli preziosi: metalli preziosi in successione.
Che cosa facciamo noi
Non ti scriviamo il testamento, quello lo fa il tuo notaio. Stabiliamo con te la sequenza, così che alla fine il testamento debba solo confermare ciò che strutturalmente è già regolato: quali parti del patrimonio vanno in quale struttura, che cosa si trasferisce in vita e che cosa no, come mettere in conto la legittima invece di rimuoverla, e come i tuoi eredi arriveranno davvero, quando servirà, a ciò che hai costruito per loro.
Il primo passo è un inventario: che cosa c'è, dove si trova, chi deve riceverlo, e che cosa succederebbe oggi se la successione si aprisse domani? Su questa base decidiamo insieme quali tasselli ti servono, e in quale ordine. Una consulenza è il punto di partenza giusto. La consulenza si svolge in inglese.
Domande frequenti
Posso aggirare la legittima dei miei figli con una fondazione?
No. Un trasferimento a una fondazione è un atto di liberalità, soggetto alle regole sulla riduzione delle donazioni, e per calcolare la legittima tutte le donazioni fatte in vita si riuniscono al patrimonio lasciato alla morte, senza limite di tempo. Dalla riforma del dicembre 2025 i terzi acquirenti sono protetti, ma il donatario deve compensare in denaro i legittimari. Ciò che una pianificazione precoce e ordinata può fare è mettere in conto la legittima fin dall'inizio, invece di scontrarcisi alla fine.
Quanta imposta di successione si paga?
Dipende dal grado di parentela e dal valore ricevuto. Coniuge e figli hanno una franchigia di 1 milione di euro ciascuno, oltre si paga il 4 per cento; fratelli e sorelle 100.000 euro di franchigia e il 6 per cento; gli altri parenti fino al quarto grado il 6 per cento, tutti gli altri l'8 per cento. Spesso conta meno l'aliquota della liquidità: l'imposta si paga in denaro, anche se l'eredità è fatta di un immobile.
L'imposta di successione si può pagare a rate?
Sì, entro limiti precisi. Almeno il 20 per cento va versato entro il termine di pagamento, il resto in otto rate trimestrali, o fino a dodici per importi oltre 20.000 euro, con gli interessi. Sotto i 1.000 euro la dilazione non è ammessa. Una pianificazione che si regge sulla rateizzazione non è una pianificazione.
Devo intestare la casa ai figli per proteggerla?
No. Una donazione cede il controllo, e nel calcolo della legittima conta comunque. Come proteggere un immobile senza cederne la proprietà dipende dal paese in cui si trova e va esaminato nel singolo caso.
Che cosa vale per trust e Family Investment Company nel passaggio generazionale?
Sono entrambe strutture per chi si trasferisce. Entrano in gioco solo quando un trasferimento all'estero dall'Italia è davvero in vista, e allora vengono integrate nella pianificazione del trasferimento. Per il passaggio generazionale di chi resta in Italia puntiamo sulla Limited con funzione di fondazione, sulle strutture del Wyoming e, dove la rinuncia al controllo è sostenibile, sulla fondazione di famiglia del Liechtenstein.
A che età conviene iniziare a pianificare il passaggio generazionale?
Non decide l'età. In Italia la legittima non si esaurisce con il passare degli anni, quindi il vantaggio di cominciare presto non è una scadenza che corre a tuo favore, ma il margine per costruire la sequenza finché sei tu a decidere. Chi comincia a 55 anni ha tempo per correggere. Chi comincia a 75 lascia un'opera a metà. Il momento giusto è quindi quasi sempre: adesso, nella misura dei passi che hanno senso oggi.